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MARIA PIA DE VITO
Studia canto lirico e contemporaneo e inizia l'attività concertistica nel 1976 come cantante e strumentista in gruppi di ricerca su musica etnica, in particolare mediterranea e balcanica. Dall'80 è attiva in campo jazzistico, collaborando con artisti quali Kenny Wheeler, Art ensamble of Chicago, Enrico Rava, Paolo Fresu, Gianluigi Trovesi, Giorgio Gaslini, Bruno Tommaso, Rita Marcotulli, Furio Di Castri e molti altri.
Collabora dal '96 con il compositore britannico Colin Towns. Con la sua Big Band, la "Mask Orchestra", ha inciso due CD. Fa parte di un trio con John Taylor e Ralph Towner. Fa parte del gruppo Triboh, insieme a Rita Marcotulli ed il percussionista Arto Tunçboyaciyan. Lavora al progetto Phone con John Taylor, Gianluigi Trovesi, Enzo Pietropaoli e Federico Sanesi. E' stata protagonista negli ultimi anni di progetti quali Il Brutto Anatroccolo (1997) su musiche di Gaslini, Benito Urgu voce recitante e l'Orchestra della Sardegna; Gesualdo su Gesualdo da Venosa, di e con TinoTracanna e Corrado Guarino, Oltre Napoli, La Notte, di Bruno Tommaso, con Trovesi, Minafra, Pietropaoli, Lama, Maras ed orchestra d'archi; Lettera da Orsara di Bruno Tommaso con l'Orchestra Jazz del Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, Il Celeste Specchio (1998) del compositore contemporaneo Carlo Boccadoro. Collabora stabilmente con la scultrice e video-maker Marisa Albanese. Insieme hanno prodotto tre video, Strappi d'Acqua, Color Pelle e Festina Lente che sono stati proiettati in musei e mostre in tutta Italia e con la coreografa Roberta Escamilla Garrison. Tra il '94 ed il '97 lavora al progetto Nauplia, sull'incontro tra la melodia napoletana e mediterranea ed il jazz, documentato da due fortunati CD, Nauplia e Fore
Paese.
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